lunedì 27 marzo 2017

Come celebrare Giotto senza idiozie inutili

Eugenio Giani e Cristina Acidini


Ogni 8 gennaio il Consiglio Regionale deve onorare la memoria di Giotto, il padre della pittura moderna”: eccolo così, duro e perentorio, financo marziale, Sua Eccellenza Illustrissima Eugenio Giani, Presidente del Consiglio Regionale della Toscana (clicca QUI), affiancato dalla non meno eccellentissima Dottoressa Cristina Acidini.
Signor Presidente, provo a illustrarle alcuni modi, meno roboanti ma concreti, per celebrare davvero il genio di Giotto: ponendo cioè fine ad alcune indecenze di cui sono vittime le sue opere.

Giotto, Madonna di San Giorgio alla Costa, 1288-90.
Firenze, Museo Diocesano di Santo Stefano al Ponte


1 – La Madonna di San Giorgio alla Costa è una delle primissime opere di Giotto, un grande capolavoro giovanile che già mostra la sferzata inarrestabile che l'artista darà alla pittura italiana. Tra le altre cose, questa tavola è una delle numerose prove che l'autore degli affreschi della Basilica Superiore di Assisi, dalle Storie di Isacco alle Storie di san Francesco, altri non è che Giotto.
Eppure un'opera di questa importanza non è regolarmente fruibile all'incirca da 4 anni! Da 4 anni il Museo Diocesano di Santo Stefano al Ponte, nel pieno centro di Firenze, a due passi dagli Uffizi, è chiuso, e all'orizzonte non si vede l'ombra di riapertura.
È normale una cosa del genere? È normale che un museo che custodisce opere importantissime (Giotto, ma anche Masolino da Panicale, Paolo Uccello, dipinti tardogotici) sia chiuso da tanti anni? Assurdità del patrimonio culturale italiano, di una “valorizzazione” tanto sbandierata ma inesistente, e di paladini della tutela che non si accorgono di quanto gli succede sotto casa.
E dunque: nell'attesa di sistemare la vergognosa situazione del museo, non si potrebbe per la Madonna di Giotto cercare un museo che nel frattempo la possa ospitare? I vicini Uffizi o il Bargello? Insomma, non mi si venga a dire che non ci sono musei a Firenze con lo spazio adeguato per accogliere un'opera di questa rilevanza! - e se così fosse, metto a disposizione aggratis casa mia a Pistoia.

Nel fondo della foto "vedete" il Polittico di Santa Reparata nel Duomo di Firenze.



2 - Il Polittico di Santa Reparata è un'opera tra le più prestigiose, a livello di committenza, tra quelle uscite dalla bottega di Giotto: per la maggior parte degli storici dell'arte vede un coinvolgimento diretto del grande pittore di modesta entità (per me del pennello di Giotto non c'è nulla). Ciò ovviamente non toglie niente alla sua importanza: basti ricordare che da quest'opera partì Giovanni Previtali per l'individuazione del famigerato Parente di Giotto.
Il polittico è conservato nel Duomo di Firenze, ora parte del pomposamente rinominato “Grande Museo del Duomo”. Ebbene, il polittico non è visibile, perché qualche idiota ha deciso di porlo in una zona chiusa al pubblico! Capite l'assurdità? Il Polittico di Santa Reparata non è fruibile in nessun modo, in barba ai non proprio caritatevoli 15 euro del biglietto del “grande” museo (perfino per gli studenti di Storia dell'arte non sono previste riduzioni) e in barba alla più ovvia norma di civiltà per cui un'opera d'arte di quel calibro deve essere goduta da tutti. Nella foto il Polittico è quella cosina colorata in fondo: davvero uno scempio di cui nessuno rende conto.
E ancora una volta i paladini della tutela dormono: ma forse è normale, perché quando non si devono attaccare ministri, ma preti, i paladini sembrano molto meno agguerriti (eppure bisogna avviare al più presto una discussione seria sul modo spesso padronale con cui gli enti religiosi gestiscono il patrimonio artistico che gli è affidato).


I frammenti principali della Badia, immagine da Wikipedia.


3 - Giotto dipinse un imponente ciclo monumentale nella Badia di Firenze, di cui ci sono rimasti pochi ma significativi resti. Alla mostra di Milano del 2015 erano esposti tutti, in quello che, a livello espositivo, era il punto più alto di quell'evento.
Serena Romano, nel saggio introduttivo del catalogo (clicca QUI) scriveva che "dopo la mostra non saranno rimessi nei depositi della Soprintendenza ma riallestiti nella chiesa da cui provengono". Sarebbe una cosa sacrosanta: per una questione contestuale, e perché questi lacerti, di datazione e collocazione stilistica molto dibattuta, devono studiarsi insieme.
Però il lacerto più famoso con la Testa di pastore è esposto, solo soletto, alla Galleria dell'Accademia; e degli altri lacerti io alla Badia non ho visto traccia: forse ho visitato male la Badia? Fatemi sapere. Se sbaglio, sarò il primo a esultare: altrimenti avremo un'altra grossa stortura da risolvere.

Insomma, Illustrissimo Presidente Giani e non meno encomiabile Dottoressa Acidini, alla conferenza gli applausi li abbiamo avuti, ma adesso bando alle idiozie (cioè celebrazioni a comando che lasciano il tempo che trovano e di cui un artista della fama di Giotto non necessita) e, al di là dei soliti rimpalli di competenze e responsabilità, cerchiamo di fare qualcosa: nella vostra posizione, e col vostro Sacro Amore per Giotto, qualcosa potrete fare senza dubbio. Anche semplicemente smuovere le acque, puntare i riflettori su situazioni francamente assurde, può essere cosa utile.
Sempre se a interessare davvero è Giotto, e non pochi spiccioli di propaganda.



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